19 Febbraio 2020

Genitori all’opera: “Educare è una relazione”

Si è tenuto ieri sera presso la nostra scuola il secondo appuntamento del ciclo di incontri “GENITORI ALL’OPERA “ promosso dall’Associazione genitori della Sacra Famiglia. Dopo il saluto iniziale della presidente Lara Vaia, c’è stato il bellissimo e seguitissimo intervento di don Marco Genzini, già insegnante di religione dell’istituto.

Dopo aver letto alcune citazioni di Socrate, Platone e altre relative al tempo degli egizi nelle quali gli adulti dell’epoca si lamentavano dell’educazione dei giovani (come a dire, è da mo’ che l’educazione è complicata) don Genzini è partito da una domanda: io vorrei essere un buon educatore? “Sì è la risposta che diamo tutti. Eppure davanti a limiti e fallimenti pensiamo di non esserlo o di non riuscirci”. Ecco allora che l’insegnante ha suggerito – tramite un profondo ma divertente decalogo ricco di esempi autobiografici – dieci atteggiamenti che possono aiutare l’educatore, sia esso insegnante o genitore, ad orientarsi in quella straordinaria avventura umana che è l’educazione.

1- Non evitare mai le domande su noi stessi: chi sono io? Da chi dipendo? Di chi sono figlio?. “Siamo tutti figli. E’ importante ricordarlo, perché educare è una relazione. Quando io educo devo rimanere con delle domande, non cercare subito degli escamotage per risolvere i problemi”.

2- Educare è e dura tutta la vita. “Non si educa a pezzetti. Educare implica tutta la vita ed è per questo che i ragazzi sono affascinati quando vedono una mamma e un papà che vivono pienamente la loro vita. O un insegnante appassionato di quel che insegna.

3– Guardare tanto i figli. Guardarli perché sono unici. “Ogni vostro figlio è unico, irripetibile ed è un dono preziosissimo”, ha ricordato don Genzini. “Anche quando crescono sono unici e sono un dono: non sono nostri, ma ci sono affidati. A volte abbiamo paura che attraverso i figli vengano giudicati la nostra famiglia o noi stessi, pensiamo che se i nostri ragazzi  hanno qualche difficoltà o fatica è un nostro fallimento e dunque andiamo sulle difensive”. Non c’è atteggiamento più sbagliato, perché essere sulla difensiva non aiuta ad accogliere. Che invece è il compito più bello a cui siamo chiamati.

4- Essere umili: nell’educazione è importante essere umili, coi piedi per terra. Cioè semplici. “Senza paura di guardare la realtà per quella che è, sapendo che io sono protagonista della vita ma non sono al centro del mondo”, e questo vale per gli adulti tanto quanto per i ragazzi.

5- Non aver paura di riconoscere i propri errori. “Da piccolo avevo paura di sbagliare e di ammetterlo”, racconta il sacerdote. “E lo facevo perché per me sbagliare era come aver fallito. Invece accorgersi di sbagliare ha un grande vantaggio: ti fa fare pace con il fatto, finalmente, che non puoi tenere tutto sotto controllo. Ci piacerebbe, ma non è così. La vita non si può controllare e lo sbagliare (tuo o dei figli) ti insegna questo: accogli la vita per quella che è”. Questo non significa fustigarsi davanti ai figli quando commettiamo un errore, ma avere la disponibilità d’animo di accorgersene. Questo è l’inizio del cambiamento.

6- Aver fiducia che c’è qualcuno che sta guardando al buono nei nostri figli. A volte si pensa che la vita sia difficile, negativa, e si cade nel lamento. “Invece è bello fidarsi del fatto che c’è qualcosa di buono per i nostri figli e per noi. E che magari a scuola gli insegnanti lo vedono. La vita è difficile, ma c’è del buono. Ce n’è tanto. Educhiamo i ragazzi alla positività, ricordandoci però che non bastano i discorsetti perché loro ci guardano sempre. Ci ascoltano sempre. I nostri giudizi negativi loro li ascoltano sempre e li trattengono. Cerchiamo quindi con l’esempio di trasmettere la bellezza che c’è”.

7- Perdonare. Perdonare se stessi prima, sapersi perdonare: riconosco che ho sbagliato. E poi erdonare i figli, il marito e la moglie. Avere un cuore che abbraccia e perdona. Perdonare rende felici e porta a un atteggiamento molto bello: saper correggere. Correggere in latino deriva da cum regere, portare insieme. Ma tu se non perdoni, quella fatica li non la porti e così ci rassegniamo alle piccole vendette quotidiane (quante volte ci siamo sentiti dire o abbiamo detto   “ti sta bene, così impari”), che non portano a nulla.

8- Essere pazienti. Viviamo in un mondo dove si vuole tutto subito. Nell’educazione è una pressione che non serve. Non è questione di “step”, di fare tutti i passaggi giusti, ma di avere la pazienza di ricominciare sempre. Non importa il numero di cadute e di sbagli, l’importante è ricominciare ogni volta.

9- Non farsi prendere da ansia di essere da soli nell’educare. Non si può educare da soli. La famiglia rimane il primo ambito educativo, ma è evidente che oggi i nostri figli ormai vivono molto fuori dall’ambiente domestico. I tempi sono cambiati ed è importante non rimanere da soli nel compito educativo. Il mondo è enorme, ci sono problemi e situazioni che noi da soli non possiamo affrontare. Pensiamo agli stimoli a cui sono sottoposti tramite i social o gli smartphone. E’ giusto spiegar loro che queste cose possono essere un rischio, ma a volte ci sentiamo impotenti di fronte alle sfide educative. Spiegagli che i social sono pericolosi e il telefono fa male. Ecco perché abbiamo bisogno di aiutarci a stare più insieme. Confronto. Il confronto tra genitori aiuta a sentirsi meno incapaci, perché ci si rende conto che siamo tutti alle prese con le stesse sfide, e meno soli nell’affrontarle. E’ bello per i figli vedere i genitori amici tra loro: è un dono preziosissimo.

 

10- Apprezzate quello che fanno i vostri figli, fateglielo presente. Guardateli come a un dono, ricordandovi sempre però che non sono vostri. Ma che vi sono stati affidati. E’ la parte più difficile, ma è solo riconoscendo che sono un dono gratuito, unico e irripetibile che potrete guardare al loro muoversi e crescere nel mondo con una simpatia nuova.

Il terzo e ultimo incontro si terrà il 31 marzo alle ore 21.00 sempre presso la Scuola.