26 Gennaio 2020

Figli, dunque padri

Si è tenuto stamane presso la palestra interna della scuola il seguitissimo incontro “Generarsi per generare”, primo di tre momenti voluti dall’Associazione Genitori della Sacra Famiglia e dal Centro Culturale Sant’Omobono per condividere la sfida quotidiana di essere padri e madri. Preceduto dalla messa, ha avuto come protagonisti il pedagogista e imprenditore sociale Johnny Dotti e don Marco Genzini, docente di religione della scuola,  introdotti dal giornalista Cristiano Guarneri.

Proprio Guarneri ha iniziato chiedendo a Dotti di non intervenire solo in qualità di pedagogista, ma come padre e marito innanzitutto. Un invito raccolto al volo. Nel suo bellissimo intervento, infatti, Dotti ha ricordato che in fondo –al mondo – l’unica dimensione in cui ciascuno può riconoscersi è quella del figlio. “L’essere figli ci unisce tutti: io oggi sono padre e marito, ma rimango e rimarrò per sempre figlio di chi mi ha generato. Riconoscere questo è il primo passo per essere veri genitori”, ha detto, ricordando poi che ciò che permette all’uomo di rigenerarsi sempre è vedere nell’altro (anche nei figli dunque) una possibilità di decentramento. Un po’ come accadde a Giuseppe e Maria, quando cercarono per tre giorni Gesù che era al Tempio. “Io e tuo padre ti stavamo cercando”, rimprovera la Madonna al Figlio. E lui di rimando: “Perché mi cercavate? Non sapete che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Sembra quasi li sfidi eppure in quel preciso istante – in cui Maria riconosce Giuseppe come padre di suo figlio benché non lo sia biologicamente e dove Gesù in qualche modo “diventa grande” prendendo le distanze dai suoi – ecco che si vede la grandezza di un Dio che ha avuto bisogno di un padre e di una madre sulla Terra per poter essere fino in fondo chi era chiamato ad essere. “Il padre è colui che custodisce le domande del figlio, non che gli dà tutte le risposte”, ha chiosato Dotti. “Bisogna accettare il mistero del figlio”, cioè di qualcuno che è totalmente altro da noi perché “i genitori sono alberi, i frutti che fanno non li mangiano ma li lasciano andare”.  E San Giuseppe ha custodito la libertà di suo figlio, non l’idea che aveva di lui, ma il disegno che un Altro aveva su di lui.

Poi ha raccontato un episodio semplice. “Questa mattina io e mia moglie ci chiedevamo come affrontare una situazione con uno dei nostri figli. Ci siamo chiesti cosa fare  e non sapendolo ci siamo messi in silenzio. Questo silenzio è l’inizio dell’educazione”.

Gli ha fatto eco don Marco Genzini, raccontando di quando in certe partite di calcio si assiste a scene in cui il padre urla costantemente al figlio cosa fare, come giocare e a un certo punto il ragazzino, esasperato, si leva i guanti e urla al padre: “Allora gioca tu”. “Non bisogna costringere i figli in disegni propri, ma lasciar loro la libertà di rischiare”.

A fine incontro un ricco aperitivo domenicale offerto dall’Associazione Genitori ha chiuso il primo momento di questo ciclo di incontri che proseguirà il 18 febbraio e il 31 marzo – ore 21.00, sempre presso la Scuola Sacra Famiglia – con don Marco Genzini.